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Per modello di Europa sostenibile dobbiamo fidarci degli imprenditori. Questa direttiva non lo fa.

STRASBURGO, 12 marzo 2024 – “Il modello di sviluppo europeo è il più sostenibile che possa esserci perché si basa sulla percezione della centralità della persona e sul rispetto per l’ambiente. Ma una Direttiva come questa suscita ilarità all’esterno dell’Europa e il pianto degli imprenditori”.

Lo ha dichiarato Massimiliano Salini, Europarlamentare di Forza Italia – PPE durante il suo intervento al Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria sul dibattito dal titolo “Council and Commission statements – State of play of the corporate sustainability due diligence directive”

“Gli obiettivi di sostenibilità previsti dai dossier della Commissione Europea non devono essere, nella loro attuazione, un cappio per le imprese in termini di eccessivi costi e procedure burocratiche, a scapito della competitività. Dobbiamo fidarci dei nostri imprenditori, non considerarli uno spiacevole inconveniente nella costruzione del nostro modello di Europa”.

“La politica e le istituzioni – spiega Salini – hanno il delicato compito di armonizzare le regole e il percorso verso gli obiettivi europei in tema di Green Deal, facendo in modo che la sostenibilità, in ogni sua forma, non sia un fardello per la sopravvivenza delle attività produttive. Il nostro obiettivo principale è quello di creare le condizioni per un futuro sostenibile ed equilibrato a livello ambientale, sociale, produttivo”.

Salini ricorda inoltre che “la proposta della Commissione europea ha generato fin dall’inizio notevoli perplessità a causa della sua iniziale impronta restrittiva e intrusiva sulle normali operazioni aziendali. La proposta, infatti, si basava sull’assunto discutibile di imporre agli operatori economici obiettivi e vincoli, come quelli relativi al clima, definiti a livello internazionale per gli Stati”.

“Su questo aspetto – prosegue Salini – abbiamo raccolto il disappunto e la preoccupazione delle varie associazioni di categoria: la Direttiva rischia infatti di essere invasiva rispetto alle scelte di business e, di conseguenza, sulla tutela dei posti di lavoro”.

Secondo Massimiliano Salini, la “Direttiva alimenterebbe i potenziali contenziosi, ampliando i rischi di responsabilità per le imprese e presenta un apparato sanzionatorio sproporzionato, con penalità correlate a un’ampia serie di obblighi e parametrate, nel minimo, al 5% del fatturato mondiale dell’impresa”.

“In questo procedimento – conclude Salini – deve essere garantita la libertà ad ogni realtà produttiva che deve poter individuare quali stakeholder ritiene rilevanti per raggiungere gli obiettivi aziendali e in quale fase coinvolgerli, essendo le responsabilità in caso di inadempienza ad esclusivo carico degli amministratori”.