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L’Europa agisca: “no” alle ambiguità, il percorso di pace non deve dimenticare il dramma dei cristiani nel nagorno-karabakh”

MILANO, 4 aprile 2024 – “Ben vengano i negoziati, i colloqui di pace, il dialogo fra l’Armenia e l’Azerbaigian, come invocato dalla comunità internazionale e da Papa Francesco nel messaggio di Pasqua.

Ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare, o fingere di non ricordare, la drammatica cancellazione del popolo cristiano dal Nagorno-Karabakh sradicato da una terra dove vive da quattromila anni. Ora che i riflettori si sono riaccesi su questo focolaio di guerra, l’aggressione al popolo Armeno non può e non deve essere sottovalutata o derubricata”.

Lo afferma l’Europarlamentare di Forza Italia – PPE, Massimiliano Salini, in relazione agli ultimi sviluppi della situazione internazionale.

“Le istituzioni Europee – prosegue Salini – hanno oggi una nuova chance per superare l’immobilismo e alzare la voce. Una chance per agire e non, semplicemente, osservare. Serve un atto di coraggio, come ho invocato nei mesi scorsi, sostenuto dal PPE, arrivando anche a ipotizzare sanzioni nei confronti dell’Azerbaigian. L’Europa non è credibile se continua a predicare forme di allargamento salvo poi non tutelare la storia e il futuro di un popolo che rappresenta oggi anche la cultura europea”.

Massimiliano Salini si chiede inoltre “dopo il Nagorno-Karabakh, cosa potrebbe accadere ancora a pochi chilometri dai nostri confini europei. Un negoziato, qualsiasi negoziato, deve porre le basi – e non transigere – sul rispetto dei diritti e delle prerogative della parte lesa. Papa Francesco ha incoraggiato i colloqui fra l’Armenia e l’Azerbaigian perché possano “proseguire il dialogo, soccorrere gli sfollati, rispettare i luoghi di culto delle diverse religioni”.

“Di fronte al dramma del Nagorno-Karabakh – conclude Salini – dove abbiamo visto immagini di persone, chiese e simboli cristiani attaccati con intento distruttivo, operazioni condotte con la ferocia disumana di chi vuole spazzare via un intero popolo, non c’è spazio per una diplomazia che finge di non sapere o che agisce timidamente. L’Europa può e deve battere un colpo”.